La fabbrica speciale

Arte in fabbrica alla San Marco Laterizi

 

 Alle porte di Valenza, fra la pianura e le colline del Monferrato, costruito nei pressi di una cava argillosa c’è uno degli stabilimenti di laterizi più moderno e automatizzato d’Europa. Alla San Marco Laterizi, che dal ’90 fa parte del gruppo francese Saint Gobin, si lavorano 2500 tonnellate di terra alla settimana, si producono circa 140.000 tegole al giorno e gli impianti non si fermano mai. Sessantacinque persone si distribuiscono su tre turni di lavoro  e  i  diciotto robot continuano, giorno e notte, a muovere il loro braccio, secondo lo stesso ritmo, nello stesso rumore e nello stesso calore. 23000 mq. di superficie per 11 metri  in altezza sono attraversati da tapirulà che salgono, scendono e si incrociano, da strutture metalliche colorate di rosso e di verde per migliorare l’impatto. La terra viene scaricata in una vasca enorme e poi girata, lavorata, trasformata, plasmata e cotta fino a quando, ben allineate, tegole di serie e tegole speciali scorrono sugli ultimi nastri dell’impianto per essere impilate e imballate da braccia automatiche. In questo grande ventre meccanico e straniante,  gli uomini, uno là e uno qua, isolati fra loro, verificano  che nessuno intoppo - per esempio una tegola rotta -  possa bloccare l’attività delle macchine. In una cabina vetrata, il cuore informatico dello stabilimento, sopraelevata rispetto agli impianti, tre sistemi di computer-uno capace di sostituire l’altro nel caso di guasto- controllano tutto con spie e grafici colorati che pochi tecnici seguono costantemente. In un  sistema  complesso di controllori e controllati, di oggetti meccanici e movimenti ripetitivi, la terra, primigenio elemento, e gli uomini passano come elementi secondari Rispetto alla vecchia fornace di Valenza, questo nuovo impianto che l’ha sostituita, ha ridotto  fatiche e rischi di infortuni, ma ha portato  ripetitività nel lavoro, ritmato dagli instancabili robot,  e la solitudine di pochi uomini in mezzo a tante macchine, in uno spazio fuori misura. Così Fabrizio Stangalini, ingegnere, amministratore delegato di questo e altri stabilimenti della Saint Gobin in Italia, sensibile alla salute dei “suoi uomini”, colto e amante delle arti contemporanee,  dopo avere conosciuto le attività  di Paolo Ferrari, artista e scienziato, gli ha chiesto di pensare ad un intervento nella fabbrica con l’obbiettivo di curare l’ambiente e migliorare le condizioni di vita dei lavoratori. Per il Centro Studi Assenza, che Ferrari dirige, è stato un lavoro no profit guidato dal comune interesse al benessere delle persone e dal piacere di verificare alcune teorie scientifiche applicate in un grande, inospitale spazio ad uso collettivo. Obbiettivo: attraverso  l’installazione di  trentacinque opere,  realizzate con stampa digitale su pannelli sintetici, creare un sistema di segni che agisca sottilmente a livello mentale rompendo meccanismi di coazione e saturazione, offrendo spazi (mentali) di libertà e affettività. I pannelli, che pendono dal soffitto oscillando sul sottostante paesaggio meccanico, originano sempre da una fotografia che narra uno spicchio di realtà - sia esso un volto, un paesaggio o un cielo attraversato dal volo di uccelli, o un’opera d’arte, la Sibilla o l’Angelo della cattedrale di Chartres - che viene elaborata per passaggi di natura pittorica o tecnologica fino ad ottenere una immagine altra, ricca di stimoli e nel contempo “vuota” per quella capacità di produrre nella mente di chi fruisce l’opera uno stato di “assenza”. Assenza dalla saturazione e dalla coazione di ciò che si è “già visto, detto, vissuto, saputo”. Fra  le opere alcune sono elaborazioni di graffiti urbani e riportano piccole scritte “Attenti alle mani”, “Attenzione alla schiena!” Attenzione agli ostacoli” sono i pannelli antinfortunistici che doppiano altri pannelli “istituzionali” improntati all’allarmismo (un uomo con un carico cade in un tombino, scivola su un cavo, si fa male alla schiena). I pannelli di Ferrari non minacciano, inducono un piano di vigilanza, risvegliano dal sopore, risultato della rottura degli schemi  percettivi e quindi comportamentali. Paolo Ferrari  descrive così il suo lavoro “sono opere costruite appositamente perché  interagiscano con l’attività superiore della mente umana; attraverso la  rottura dei vecchi schemi mentali producono un elemento vuoto, fonte di attività e di relazioni, che continuamente si rinnova. Nelle mie opere gli elementi consueti di percezione della realtà, vengono interrotti;  i vecchi meccanismi proiettivi che scattano di fronte ad una immagine nota, si rompono e ogni volta che si guarda l’opera, la si vede in maniera diversa. Segni e colori servono a spezzare ogni pretesa di fissazione e di schema  che il quadro può dare alla mente di chi osserva. L’interruzione dei meccanismi coattivi dà spazio ad un vuoto positivo e l’affettività, la relazione nascono da questo vuoto”. Paolo Ferrari lavora dagli anni Sessanta sul presupposto che esista un piano di realtà molto meno ingombro di quello a cui noi tutti, come “Homo sapiens”, siamo abituati; uno spazio svuotato, astratto, dove “Assenza” non significa mancanza, ma libertà . La relazione fra opere e ambiente di lavoro ha dato buoni risultati, per certi versi sorprendenti: la fabbrica, da luogo spersonalizzato e lontano dal centro abitato, è  diventato meta di visite guidate da parte di autorità, scuole e cittadinanza e sono gli operai i primi a mandare in visita i propri familiari perché vedano la specialità del luogo in cui lavorano. Inoltre  è diventato d’uso comune utilizzare i pannelli come luoghi di riferimento: “ ci vediamo sotto la Sibilla”, vuol dire in quel punto del grande capannone dove il pannello della Sibilla, dall’alto, manda i suoi segnali connotando il luogo; così pure la notte, i pannelli illuminati costruiscono una costellazione  ricca di segnali di orientamento. Il capo-produzione, Giampiero Gamba, che all’inizio non era proprio convinto dell’operazione, oggi vuole  con sé, nel suo ufficio, uno dei pannelli e dice  “ l’installazione ha rotto la monotonia; guardare un’opera è qualcosa che ogni tanto mi permette di staccare istantaneamente dal contesto, dallo stress”. Ma il risultato più sorprendente è quello relativo all’antinfortunistica, tema che sta a cuore alla Saint Gobin che impegna da sempre denari e saperi per ridurre al minimo i rischi di infortuni. A parità di iniziative antinfortunistiche  fra lo stabilimento di Valenza e quello, del tutto analogo, di Castiglion Fiorentino - corsi di formazione, segnaletica, strumentazioni, seminari, controlli frequenti dei percorsi e delle macchine, incentivi e  quant’altro può servire allo scopo - gli infortuni, dopo l’installazione delle opere, sono diminuiti a Valenza  più che altrove. Precisamente del 70% contro il 40%.Ciò ha aumentato l’interesse fra i responsabili delle risorse umane della Saint Gobin tanto che  presto appariranno sulla facciata della San Marco, nuove opere in-Assenza; elaborazione, l’una, della fotografia di un musico e l’altra di un suonatore di pianoforte (Paolo Ferrari fotografato da Lisetta Carmi). Pare anche,  ma ancora non è definitivo, che si farà una nuova, analoga  esperienza di “arte in fabbrica” nello stabilimento di Castiglion Fiorentino.

 

BOX

 

* L’ “ Installazione-Raddoppio in–Assenza”  di Paolo Ferrari è stata inaugurata nello stabilimento della San Marco Laterizi di Valenza nel marzo 1999. La data di chiusura dell’esperienza era prevista per il dicembre 2003,  ma, visti gli ottimi risultati in termini di cura dell’ambiente di lavoro, potrebbero venire prese altre decisioni in merito. L’operazione che gode del patrocinio del Comune di Valenza è documentata da un libro catalogo trilingue (italiano inglese e francese) con numerose immagini a colori e saggi di autori vari. Edito da Skira.nel 1998, si intitola “I Raddoppi in-Assenza di Paolo Ferrari”.

* Le opere sono visibili sui siti Internet della San Marco Laterizi ( www.sanmarco.it) e del Centro Studi Assenza (www.in-absence.org) ove si potranno, inoltre, conoscere l’attività scientifica, la didattica, le iniziative nel campo della musica, del teatro, della poesia e dell’arte di Paolo Ferrari e della sua equipe .

* L’installazione può essere visitata durante il normale ciclo produttivo, previo appuntamento telefonico, contattando il Centro Studi Assenza, telefono 02 4699490 o il  Centro 

 
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