“Non conosco ospedale, centro di salute mentale,

residenza per gli anziani o comunità che sia stato costruito

secondo contenuti, criteri, significati propri di un abitare

sociale. Formare un Consorzio nazionale sull’Habitat,

sociale significa agire su questi luoghi attraverso

professionalità differenti. Architetti, designer che facciano

mente a una nuova cultura dell’abitare,

che non rimandi a segnali stereotipati”

Franco Rotelli

 

 

 

 

A Trieste si trovano, negli spazi che erano dell'ospedale psichiatrico, un gruppo di persone - medici, architetti, falegnami, designer, fotografi, agricoltori, parrucchieri, esperti di video e di computer - che lavorano con altre persone (i cosiddetti soggetti a rischio) le quali, sperimentando ogni giorno l’operatività e le relazioni di gruppo, provano a uscire dai loro propri tragitti di sofferenza e di emarginazione.

 Ci sona molti giovani che abitano in città e quotidianamente vanno alla falegnameria o in altri laboratori a dare il loro lavoro e ne ricevono uno stipendio. Facendo, imparano e non solo il mestiere, ma la condivisione, la realizzazione degli obiettivi, l’adesione a un progetto.

Le cooperative triestine, la maggioranza ha sede nel comprensorio di S. Giovanni, altre sono dentro la città, si sono costituite in un consorzio che ha nome “Impresa sociale”.

Poco tempo fa è stato presentato un catalogo molto bello dove si raccontano per parole e immagini le varie attività: coltivazione e vendita di prodotti biologici, gestione del verde, di giardini e serre, servizi di pulizia, servizi mensa edilizia, trasporti, editoria, legatoria, contabilità, teatro, video, grafica, fotografia, falegnameria progettazione, radio, informatica, e ancora altre.

In questi anni alcuni organismi pubblici come la CEE e la Regione hanno finanziato questo progetto, oggi il tentativo in opera è quello di diventare autosufficienti, di aumentare gli stipendi a chi lavora, di allargare ad altri l'esperienza. In questa ottica arriva da Trieste la proposta di formare un Consorzio nazionale per l’habitat sociale can l’obiettivo di intervenire, ripensandoli e progettandoli, in quegli spazi a uso collettivo connessi alla malattia, alla marginalità, alla vecchiaia che quasi tutti stigmatizziamo per paura di affrontarne tematiche e implicazioni. Abbiamo scelto di parlarvene perché condividiamo le premesse e gli obiettivi di coloro che l’invito promulgano: sono persone dall’intelligenza tesa e dall’operatività coraggiosa, cresciuta in rapporto agli aspetti più deflagranti dell'umanità.

La somma delle storie, delle esperienze che hanno attraversato e attraversano continuamente il territorio triestino, è talmente tanta e complessa e i contenuti avanzati - normalità, diversità, salute, malattia, giustizia, ingiustizia, bello, brutto, creatività e impotenza - talmente interattivi che chiunque ci si avvicini non può che ricavarne impressioni profonde: dall’entusiasmo, al disorientamento, alla voglia di confronto.

È questa una storia che, come dice Rotelli “non si lascia raccontare” in modo lineare, per questo ho preferito riportare qua di seguito le parole degli stessi protagonisti.

In primo luogo la parola è a Franco Rotelli che spiega i contenuti dell'habitat sociale e la proposta del Consorzio nazionale. In secondo luogo a Antonio Villas, della cooperativa Hill, perché è la più assonante con la materia del nostro lavoro -occupandosi di progetto, di spazi interni, di oggetti a uso quotidiano - e perché nelle sue parole e nel lavoro condotto con i suoi compagni c'è molto e si può trasferire alla problematica del progettare luoghi e cose significanti che facciano parte del nostro universo comune.

 L’incontro si è svolto a Trieste nei luoghi di quel comprensorio di S. Giovanni, detto la Collina, che oggi ospita le cooperative del Consorzio Impresa sociale e che, fino ai primi anni '70, era sede dell’ospedale psichiatrico. L’esperienza di Trieste è unica al mondo, noi l’abbiamo incontrata in occasione della presentazione di un bel catalogo sulle attività del consorzio: fra queste, quella di progettazione, architettura di interni e design del gruppo Hill. Da Trieste abbiamo raccolto l’invito alla formazione di un Consorzio nazionale per l’habitat sociale da aprire ai designer, alle imprese, agli architetti, agli artisti. Lo condividiamo profondamente e per questo ve lo estendiamo.

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