MEDITAZIONE
Tarshito

Testo integrale

Tarshito significa "sete di conoscenza interiore", é il nome che il maestro Bhagwan Shree Rajneesh (Osho) gli diede nel '79, anno del suo primo viaggio in India. Laureato di fresco alla Facoltà di Architettura di Firenze nel clima sperimentale dell'Architettura Radicale, viaggiava verso l'Oriente aperto a ricevere sollecitazioni, curioso del mondo. L'incontro con la dimensione spirituale dell' India fu, come tutti i veri incontri, trovato e non cercato e a Pune incominciò per Tarshito quel cammino che tuttora percorre, inattaccabile da mode, flussi, riflussi, considerazioni esterne. Attraverso l'India impara a integrare il suo punto di vista e la sua esperienza di uomo occidentale, attivo e determinato, con la pratica della meditazione. Là incontra quello spazio interiore da cui originano la sua creatività e una pratica progettuale originale fondata sulla condivisione con i committenti e con gli artigiani. Tarshito non appartiene a correnti, è un outsider delle tendenze e un insider di quel flusso di ispirazione e sollecitazioni che, detto secondo le sue modalità, dal Cielo scende sulla Terra. Adotta materiali e simboli che appartengono a tradizioni e culture antiche, ma il suo lavoro aderisce al presente e vuole contribuire a costruire il futuro. Aperto ad ogni tecnica, le padroneggia tutte senza possederne alcuna, in grado come è di trasferire la propria ispirazione a bravi artigiani, siano essi pugliesi, tibetani, indiani o sardi, che diventano, come per incanto, i suoi alleati. Insieme tendono al miglior risultato, progetto e messa in opera hanno uguale valore, indissolubili e reciprocamente necessari. Dagli anni 80 coinvolge progettisti, famosi o neofiti, e più recentemente studenti di Accademie e scuole sperimentali, parlando loro di sacralità, amore, gentilezza e tracciando connessioni invisibili fra il cuore e la mente, fra sé e l'altro, fra la Terra e il Cielo. Va incontro a designer e artisti, come Alessandro Mendini, Mario Merz, Nanda Vigo e tanti altri esponenti della ricerca artistica contemporanea, per proporre loro la condivisione di avvenimenti celebrativi (la serie dei "Buon compleanno"), o la realizzazione di oggetti rituali (i "Tappeti della meditazione"). Fino al 1987 Tarshito condivide vita e ricerca con Shama Cinzia Tandoi, designer shamana, profonda e lucida esploratrice di mondi. Dagli inizi della sua attività, Tarshito inventa funzioni e categorie di oggetti capaci di indurre ritualità. Praticare i suoi spazi e i suoi oggetti resta il migliore veicolo per capire di cosa si tratti: sentire il corpo che "suona" pizzicando le corde di "Eterna", chaise-longue della serie degli "strumenti musicali abitabili"; bere facendo tintinnare la campanella accorpata al boccale di ceramica verde e oro; addormentarsi guardando scorrere sul muro di cera una fiammella che profuma; camminare scalzi sul pavimento di terra e mettere le mani sotto al getto d'acqua che viene da un geode di ametista; viaggiare per le strade con un'automobile decorata con i contorni di nazioni e continenti ridisegnati secondo la "geografia sacra"; ricevere la luce che filtra da un quarzo rosa o dalle agate incastonate nel soffitto dorato. Oggetti, spazi, materiali inducono nelle persone che vi entrano in contatto percezioni e gestualità che potrebbero formare un codice di comportamenti - individuali e collettivi - decisamente originale. Tarshito ama confrontarsi, incontrare, scambiare saperi: ragioni queste che lo aprono ai viaggi, strumento necessario per la sua opera, ma che lo inducono da sempre a costruire luoghi che conservino e raccontino l'esito delle sue esplorazioni e delle sue elaborazioni artistiche. Negli anni 70 è la volta di "Speciale" a Bari a cui segue "Speciale Terra", prima galleria milanese dove fa esperienza di architettura e di oggetti in terra cruda; oggi è la volta di "With", studio e spazio di Condivisione nel centro di Milano, scandito da grandi pilastri a forma di vaso. E' nei suoi spazi e nelle numerose mostre personali che punteggiano il suo itinerario artistico che Tarshito mette in scena, arricchendo la volta per volta, personaggi e immagini di quella che definisce "Nuova Umanità". Con artigiani italiani, indiani e, più recentemente, nord-africani, Tarshito realizza grandi tele digitali, piccole miniature, terracotte, gioielli, filigrane che raccontano un mondo di realizzata armonia dove donne, uomini, animali e piante si ridisegnano per vivere in unione, praticando il dialogo, la felicità, la completezza.

Fra le attività più amate, quella che Tarshito definisce "appuntamento con me stesso e con la meditazione" è l'insegnamento che svolge nell' Accademia di Belle Arti. Il processo formativo si svolge a partire da un viaggio all'interno di sé che aiuta lo studente ad attingere al suo proprio specifico patrimonio, trovando là ispirazione e intelligenza progettuale. "Materializzare un'idea che parte dal centro del nostro essere, fa sì che si crei un progetto al di là delle mode, dei trend .. " dice "non indico una via progettuale o stilistica, la sola strada che suggerisco è quella di entrare dentro di sé attraverso la meditazione e là trovare le origini del proprio personale linguaggio"

 
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