FORMAZIONE
Accademia di Brera

Si può:

questa é la risposta all’interrogativo intorno al quale si è costruito quest’anno il corso “Ambito territoriale II” alla sezione di design dell’Accademia di Brera. 

Si può essere creativi e contemporaneamente vivere del nostro lavoro e contribuire anche alla costruzione di un mondo più giusto e solidale?

“Si può” é diventato il titolo di questo oggetto-giornale, manufatto in copia unica, a cui tutti abbiamo partecipato - come redattori,  grafici o esperti di qualche sapere - consapevoli che esercitarsi alla comunicazione è ormai indispensabile per chiunque, sia esso artista o designer, voglia proporsi al mondo.  

 

Il titolo lo abbiamo trovato insieme, dopo avere incontrato le persone che sono venute a raccontarci la loro esperienza di lavoro e di vita: donne e uomini di diverse età e provenienze, rigorosamente creativi ma che lavorano in ambiti disciplinari diversi - dall’artigianato, all’architettura, ai media – o addirittura  in quegli spazi - di tutti e di nessuno – che sono a disposizione, fra le discipline. 

“Si può” l’abbiamo pensato con Alessandro Guerriero quando ci ha parlato della costruzione di una enorme arca blu al carcere di San Vittore, uno dei posti più ingolfati della città; oppure con Ilaria Sadun quando ci  ha raccontato che, dopo avere girato il mondo, apre il suo laboratorio di vetri riciclati  in cima al cucuzzolo di una collina nel viterbese e, a distanza di pochi anni, i suoi oggetti sono apprezzati e richiesti. Poi l’abbiamo sentito nelle visioni e nel ritmo di Franco Bolelli che invita a trovare, nelle infinite possibilità che la tecnologia informatica offre, nuovi orizzonti di incontro globale. E ancora, con Antonio e Adriana Villas che  trasferiscono le loro esperienze, radicali, estreme e umanizzanti, dagli spazi dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste - investito dall’esperienza basagliana - alle strutture pubbliche della città, affermando il diritto alla bellezza per tutti. E con Tarshito che, con l’aiuto di tecniche meditative,  ci fa entrare dentro noi stessi  per  trovare lì la  nostra originalità di approccio e di linguaggio. “Si può” si coniuga poi all’attività di Raffaella e Francesca Fossati, giovani imprenditrici, che, attraverso l’incontro fra saper fare tradizionale e contemporaneità del linguaggio,  danno un contributo alla valorizzazione dell’artigianato artistico di varie parti d’Italia. “Si può” anche con Patrizia Beretta  dell’associazione ”Donna lavoro donna” che nel suo ruolo di consulente ha visto nascere e affermarsi molte nuove imprese giovanili. E ancora con Maria Pia Coppin , grafica e art director, che ci ha aiutato a inquadrare alcune problematiche della comunicazione. 

 

“Si può” è anche il mio contributo a ciascuno degli studenti, giovane donna o giovane uomo, a cui auguro di imparare presto a sapere cosa vuole e di trovarsi bene in quello che fa.

L’immagine che accompagna queste parole è  una fotografia di …. che ho ritagliato da un giornale. L’ho scelta per due ragioni: la prima che il fotografo in questione ha realizzato il suo progetto  - fotografare animali in varie parti del mondo- attraverso la creazione di una rete di sostenitori che glielo hanno permesso (si può!). 

La seconda che l’immagine racconta di un piccolo monaco che legge ad un elefante qualcosa di così intenso da trattenere l’animale in una posizione di ascolto e di attenzione.

Mi sono domandata “cosa gli starà leggendo?”  Ed  è nella riposta, che per ciascuno sarà diversa e anche mutevole, che appare un abbaglio di intensità, di forza e di progettualità; un frammento di immaginario che voglio comunicare come l’essenza stessa della creatività e della relazione.

 
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