La capacità creativa delle donne ha, secondo me, alcuni caratteri comuni.

In genere il primo atto creativo, basilare e che probabilmente soddisfa a basta alla maggioranza delle donne, è la pro-creazione.

Nel corso del tempo ho ipotizzato che il bisogno di affermazione degli uomini di esprimere creatività e carattere - a volte “a tutti i costi” -  sia conseguente al fatto che non hanno in loro questa capacità pro-creativa.

La creatività delle donne è per lo più applicata agli ambienti del quotidiano. Anche le arti, diventano nel maggiore dei casi arti applicate, rimangono spesso a livello di piacere personale, di hobby, non escono dalle case se non – per lo più -  in forma di dono.

La creatività delle donne ha spesso la forma del regalo, del progetto dedicato, è comunicazione, messaggio, cura… vive dentro la relazione con l’altro/a

Per le donne fare arte spesso è come fare cucina; fare una composizione di fiori o una pittura può avere lo stesso valore, così pure scrivere una poesia o una lettera, decorare un vaso, fare un ricamo, confezionare un maglione, disegnare tavole botaniche seguendo le stagioni…

Raramente le donne manifestano progetti creativi avulsi dalla relazione o dall’applicazione ad un contesto preciso; raramente la creatività delle donne sta ad un atto di autonoma manifestazione di sé, atto affermativo, pubblico.

Sovente la creatività delle donne supporta e valorizza la creatività dell’uomo, nel privato di una relazione o professionalmente: come “curatrice” di libri o mostre o come “testimone” nell’attività giornalistica.

Le donne sono da sempre maestre del quotidiano e gli uomini del pubblico.
Ne consegue che il lavoro delle donne è, ed è stato, prevalentemente lavoro domestico, non valorizzato né simbolicamente (è dato per scontato, naturale), né economicamente (nonostante ammonti ad una quantità di ore e di fatica che supera statisticamente molte professioni riconosciute).

L’esempio del cibo è significativo: i pasti sono preparati dalle donne, ogni giorno e ogni sera e spesso con risultati eccellenti, e fin qua tutto è nella norma; quando il fare cibo di qualità esce all’esterno diventa patrimonio degli uomini, che diventano “chef” (pagati e ammirati).

In queste condizioni, l’autostima e la capacità di riconoscere il valore delle cose fatte non hanno potuto svilupparsi fra le donne e nella società. Conseguenza, la poca circolarità dei saperi femminili, lo scarso numero di modelli femminili significativi, la scarsa visibilità del loro lavoro e della loro presenza nel mondo (le uniche donne-simbolo sono quelle tutto sesso utilizzate nelle televisioni o tutto corpo, anoressico e meno a seconda delle annate, nella moda).

Oggi spiegare la causa di tanta assenza femminile dal palcoscenico del mondo e rimettere al mondo la creatività celata nelle soffitte e negli archivi, significa dare alle nuove generazioni di donne e di uomini le chiavi per una maggiore comprensione della realtà che stanno vivendo e l’opportunità di fare delle correzioni opportune. Le donne, inoltre, avranno l’occasione per essere fiere del proprio genere e accrescere la fiducia in sé e nella propria indispensabile differenza.

Per questo benvenuta questa Biennale e tanti auguri per un sereno lavoro, sicuramente socialmente utile.

DONNE
Biennale Donne Ferrara 

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