ARTIGIANATO DESIGN AUTOPRODUZIONE
DILMOS

Testo integrale

Testo di Clara Mantica e Lucio Zotti

DILMOS , Milano 1988

QUESTE COSE, per contribuire al dibattito sulle cose

di Clara Mantica e Lucio Zotti

 

 

Il mondo delle cose dà segni di forte vitalità. Vi convergono in molti.

 

Le cose, alcune cose, queste, sanno rappresentare il tempo. Siamo alla fine di un secolo, in un periodo che contiene una dualità difficile da vivere: è qui che queste cose si annidano e si alimentano.

Alla soglia del Duemila, preconizzata nella tradizione e nella fantasia individuale come soglia della trasformazione, le cose si stanno trasformando ma in modo sorprendentemente diverso da quel modello dell'automazione universale, delle pillole alimentari che solo fino a pochi anni fa la fantasia collettiva faceva coincidere con questo tempo.

Spinte al recupero della centralità dell'uomo, alla cura di sé, alla ritualizzazione del quotidiano vengono insieme ad infiniti gesti di distruzione dell'ambiente.

Viviamo in un'epoca fortemente divisa e non è facile orientarsi paradossalmente accompagnati da un minimalismo invadente espresso a pieno nel linguaggio dei mass-media a sostegno del dominio della normalità sociale.

L'esplosione dei frammenti - nella televisione, nella pubblicità, nell'editoria - raccontano la rinuncia alla metafora, la caduta dell'epica e dell'idealismo; fanno un rumore distraente.

Rincuora che un film come il “Cielo sopra Berlino” abbia avuto tanto successo di pubblico: contro ogni giudizio pessimista sulla omologazione culturale e qualitativa della gente - attestata, secondo i ‘decisori’, ai bassi livelli - migliaia di persone hanno fatto la fila, aspettato pazientemente per guardare un film difficile, molto 'scritto', lento.

In cambio ne hanno ricevuto una rinnovata fiducia sulla dimensione epica della presenza sulla terra della donna e dell’uomo, si sono sentiti dispiegare le ali all’immaginario e alla spiritualità e aprire il cuore alla volontà di migliorare.

Viene, al seguito, da fare una riflessione semplice: che la qualità delle persone è alta e di basso nutrimento il cibo di cui la dittatura dello spettacolo ha deciso di nutrirla.

Dentro questo contesto, dove si collocano le COSE?

Queste cose?

Da dove nasce l’interesse che giovani e artisti vi ripongono?

Le cose si aggiungono alle cose al di là di qualunque evidenza utilitaristica: la spiegazione ad una nuova sedia non è certo nella mancanza di sedie, del resto la spiegazione ad un nuovo quadro non la si è mai cercata nella mancanza di quadri.

            Perché le cose, queste?

- Perché la cosa è concreta contro le astrazioni del linguaggio del potere

- perché la cosa è a misura del tempo personale contro tutti i rimandi del tempo pubblico

- la cosa è un intervento nella realtà contro l'impotenza delle utopie

- la cosa è vivibile contro la rincorsa ai consumi impossibili

- la cosa ritualizza le azioni contro le banalizzazioni delle azioni di massa

- la cosa rappresenta, è il segno di una intimità donata

- la cosa accoglie la soggettività contro l'omologazione della comunicazione (cosi come la Veste)

- la cosa propone nuove categorie di fruizione, altre dagli oggetti d'uso, altre dall'opera d'arte; accorpa l’azione alla contemplazione

- la cosa rappresenta la volontà di emersione dal totalitarismo culturale a partire dal contesto più privato: la soggettività e la domesticità

- la cosa trova nel paradosso il suo linguaggio perché la dichiarazione della differenza non può che essere gridata laddove il linguaggio della normalizzazione è potente

- la cosa è rimasta fuori dalla società dello spettacolo: altro gli è stato preferito. Questo spiega certa fragranza dell’ energia che sa diffondere, lo stupore mirabile che ancora sa procurare

- la cosa prefigura nuovi scenari dove l'immaginario è assimilato al quotidiano, il personale al sociale, la diversità rispettata, il divino cercato e trovato nelle azioni degli uomini, la tecnologia considerata un mezzo

- a fondamento della cosa c’è l'essere nella fluenza della sua completezza, la cosa, riunendo ciò che è diviso, riconduce all’essere, adduce l'essere all'esistente, riconduce l'esistente all'essere

- la cosa si oltrepassa.

Così contestualizzate, queste cose, stanno alla volontà di passare dal minimalismo, con cui il quotidiano è stato fatto coincidere, alla idealità delle grandi epoche di frontiera, alla costruzione di mondi nuovi a partire dalla conoscenza di sé.

Se le cose sono appendici delle azioni, se le azioni sono i terminali della propria soggettività, se la soggettività è consapevole e tende alla verità, le cose, queste, sono strumenti di verifica privata e collettiva.

- La cosa è un progetto per il progetto

 

La qualità chiama sempre la qualità: da ovunque giunga il suo richiamo è importante non perdere l'esigenza di misurarcisi.

 
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