ARTIGIANATO DESIGN AUTOPRODUZIONE
Artigianato partecipato

Non so se qualcuno lo abbia già chiamato così ma mi piace definire “artigianato partecipato” tutte quelle attività  connesse al fare artigiano che nascono dal basso,  promosse da singoli, da gruppi, da  associazioni non profit, comitati o altro ancora  il cui carattere principale è essere  occasione di  partecipazione diretta alla costruzione del mondo, il proprio e quello abitato con gli altri.

Alcune fra  le esperienze  fatte possono sembrare estreme  per la tipologia dei luoghi e dei soggetti coinvolti  ma proprio per questa loro natura  sperimentale - fuori dalle convenzioni e dalle pressioni del mercato -  per la passione che le ha  costruite e fatte vivere e  per il radicamento al territorio e alle persone reali  si offrono come interessanti campioni di realtà da analizzare, da cui dedurre comportamenti e indicazioni stimolanti e generalizzabili, soprattutto da parte di quegli enti territoriali che  hanno fra le loro missioni  la valorizzazione dei mestieri. A  questo proposito  non è difficile collegare alcune osservazioni puntuali di  Azimut ,organismo della Regione Lombardia che lavora al rilancio dei “mestieri di utilità e tradizione lombardi”, alle ipotesi messe in campo dalle esperienze dell’ artigianato partecipato in particolare quando si affronta il tema dei mestieri “avendo a mente la complessità dei processi sociali e la delicatezza degli interventi  che vogliono correggere mutamenti strutturali”  volendo “valorizzare i saperi sociali  e le esperienze presenti sul territorio” ed essendo consapevoli che “ i tradizionali modelli di tipo economico  produttivo possono impedire la comprensione del ruolo effettivo attribuito a questi mestieri”. Occorrono dunque, al rilancio e alla valorizzazione dei mestieri tradizionali,  nuove metodologie di indagine e di intervento: i  nuovi soggetti sociali che fanno da ponte fra tradizione  e innovazione, fra rispetto del passato e costruzione del futuro possono dare un contributo vitale al processo . Uno fra i fattori più significativi, comune  alle “esperienze partecipate”, è la valorizzazione del rapporto fra processo e prodotto: conta il manufatto ma conta anche chi l’ha fatto, come, dove e perché,  in quale rapporto con il lavoro individuale e di gruppo, in quale relazione con l’ambiente, con il processo di produzione e con i consumatori.  Rilanciare un artigianato di prossimità permette al consumatore  di potere controllare le modalità del fare, l’equità del processo,  dà nuova consistenza affettiva all’oggetto attraverso un  più equilibrato rapporto fra etica ed estetica e tutto questo  in tempi di boom dell’economia solidale  (più 21% per i prodotti del commercio equo e solidale, più di 5000 famiglie coinvolte nei Gruppi di Acquisto Solidale e una significativa espansione della finanza etica) conta parecchio. Secondo la ricerca di  Azimut, infatti,  l’interlocutore  ideale del nuovo artigianato é “un consumatore  di tendenza  sensibile alla sostenibilità ambientale , al rispetto delle condizioni di lavoro, ai principi  etici dei produttori oltre che allo sviluppo dei valori connessi all’espressione del sé e dell’affettività, alla ricerca di criteri costruttivi rispettosi delle tradizioni culturali e alla spinta alla tipicità e autenticità dei prodotti”. Altro elemento  caratteristico della pratica  dell’artigianato partecipato che incontra  quella auspicabile valorizzazione del  “sistema Paese” necessario al rilancio della creatività e del fare nostrani è  la valorizzazione del sistema  delle relazioni e delle risorse presenti nel territorio in cui  opera, la creazione di sinergie trasversali fra attori e settori diversi: dall’arte alla cultura, dall’intrattenimento all’alimentazione (i mercatini del biologico e dello slow food si associano spesso alle manifestazioni dei nuovi artigiani), dalla musica all’intervento politico e sociale.  Altre  e ugualmente importanti sono le indicazioni che l’artigianato partecipato  fornisce : la creazione di una rete di scambio e sostegno fra gli artigiani; la  promozione verso un pubblico giovanile del lavoro manuale a cui viene restituita dignità e attualità; la relazione attiva fra generazioni diverse, il recupero e il riuso di luoghi e spazi dismessi; la creazione di modi innovativi che  mettono in  relazione l’ offerta con la domanda;  l’attivazione di processi di formazione e  di educazione al bello e al sostenibile; l’integrazione di soggetti marginalizzati; la valorizzazione delle differenze. Tutto questo costituisce un patrimonio di valore  inestimabile che  gli enti locali, le associazioni artigiane,  le istituzioni politiche e la società civile possono mettere a frutto sostenendo e rafforzando –ancora di più di quanto già facciano- operato, finalità e risorse  dei protagonisti di base di un rinnovamento indispensabile se non  si vuole  che l’ artigianato nostrano finisca nel nulla  o si trasformi in una specialità di nicchia, costosa e inaccessibile. Gli esempi che seguono non esauriscono certamente il ricco panorama dell’esistente, ma sono scelti per le diverse caratteristiche  che li rendono unici e speciali.

La stecca degli artigiani all’Isola: identità di quartiere

Nell’esperienza dei Cantieri Isola l’artigianato, rappresentato da vecchie e nuove botteghe, contribuisce con altri variegati soggetti alla valorizzazione dell’identità di un quartiere  che si oppone alla speculazione edilizia e propone nuove occasioni di aggregazione, solidarietà, imprenditorialità e collegamento al resto della città. Il quartiere Isola vive a fianco di uno dei vuoti urbani milanesi tradizionalmente irrisolti, separato dal resto della città dalla linea della ferrovia. Tra i suoi confini ben delimitati, tra Piazzale Lagosta, via Bassi, via Pastrengo e la stazione Garibaldi, convivono, insieme alle case tradizionali a ballatoio e ai negozi storici, in uno stretto sistema di vie e piazzette, laboratori artigianali e di restauro, tra cui un costruttore di cembali, studi creativi, spazi espositivi, associazioni, centri sociali, ristoratori di qualità, il Teatro Verdi e  nuove gallerie d’arte. Cantieri Isola é un gruppo di circa trenta persone che lavora per portare avanti iniziative progettuali nel quartiere, i suoi componenti provengono dalla società locale, dall’associazionismo, dall’impegno civile e sono indifferentemente abitanti o meno del quartiere. L’associazione ripropone nella sua composizione interna la multi dimensionalità dei connotati del quartiere in un gruppo che riunisce associazioni operanti in ambito sociale (ad esempio con immigrati e con ragazzi disagiati), nell’ambiente (Legambiente), nella politica (Giovane Giunta 2001), nel campo della ricerca (Istituto per la Ricerca Sociale, Politecnico di Milano), oltre che singoli abitanti, commercianti, gente interessata al progetto o affezionata al quartiere.

Dal carcere artigianato in libertà

Tra le esperienze più radicali e interessanti  utili a qualificare l’artigianato che si fa in carcere – in genere lavoro ripetitivo di assemblaggio  o rifinitura -  ci sono quelle attivate da Granserraglio e dal suo fondatore, Alessandro Guerriero. Granserraglio è stata costituita nel 1997 per dare ai detenuti che avevano frequentato i corsi di formazione professionale all’interno del carcere una struttura lavorativa esterna alla quale potessero far riferimento una volta ottenuta la semilibertà. Al centro del progetto, forme innovative di “imprenditoria dolce” fondata sulla qualità del lavoro, l’equità economica e la solidarietà effettiva fondata sul rapporto tra le persone. Fra i progetti realizzati “e-vasi” serie di vasi in ceramica e “segreti diabolici “ collezione di piccole casseforti. Altre esperienze di relazione fra designer, artisti e detenuti si sono svolte al carcere femminile di Opera con “Attentati d’amore” programma di laboratori di intaglio, mosaico, carta, riciclo, ricamo  e  nella casa circondariale di Bollate con il progetto “Monumenti per uomini Nulla” svolto con studenti della Naba. In corso è  la collaborazione con la cooperativa  sartoriale Alice T di San Vittore per la progettazione e realizzazione di abiti da sposa e da lavoro.

Fatto ad arte e Osservatorio per l’artigianato artistico: genius loci e territori

La Galleria Fatto ad Arte nasce nel 1997 a Monza - sede negli anni Venti  e Trenta della Biennale di arti applicate - con il fine di incoraggiare e promuovere l'arte applicata e l'artigianato artistico di qualità costituendosi come punto di riferimento e di scambio per gli artisti-artigiani. All’origine del progetto Raffaella e Francesca Fossati  coadiuvate dalla direzione artistica di Ugo La Pietra con il quale fondano anche l'associazione culturale AD ARTE, primo Osservatorio sull'Artigianato Artistico Italiano e promuovono "Fatto ad Arte Edizioni , collezione di oggetti  artigianali in serie limitata  frutto dell’incontro fra  tradizioni locali e linguaggi contemporanei. La Galleria - oltre a promuovere ed ospitare mostre periodiche dedicate all'artigianato artistico e all'arte applicata - è uno show-room aperto al pubblico che propone opere e oggetti provenienti dai migliori laboratori artigianali italiani realizzati nei materiali tipici del territorio: ceramica, alabastro, marmo, legno, vetro, cristallo. Insieme ai manufatti coesistono prodotti enogastronomici per valorizzare, anche attraverso il gusto,  genius loci e  culture locali minacciate dai processi di globalizzazione e omologazione. “Per anni abbiamo visto crescere e svilupparsi il disegno industriale da una parte e l’arte dall’altra” dice Ugo la Pietra “ Recenti mostre, ricerche e , soprattutto, il rinnovato rapporto tra cultura del progetto e certe aree di produzione artigianale omogenea, hanno messo in circuito una quantità di energie tali da contribuire in modo determinante allo sviluppo dell’artigianato artistico in Italia. A questo fenomeno si deve aggiungere il fatto che la nostra società ama sperimentare nuovi modelli di comportamento ambientale, ma desidera anche conservare, rievocare, ripercorrere antichi rituali. Ed è proprio la coabitazione di antichi e nuovi rituali che ha contribuito a far riscoprire l’oggetto d’eccezione, il prototipo, l’oggetto di piccola serie fatto ad arte”.

Cena dell’amicizia: socialità e manualità per gli emarginati della metropoli 

L’associazione è nata nel 1968 con una cena offerta ogni martedì a persone senza fissa dimora, tra i suoi padri fondatori Ermanno Azzali. Oggi Cena dell’Amicizia dà agli emarginati gravi qualcosa in più di un pasto caldo: dialogo, collaborazione, reinserimento; traguardi che si prefigge di raggiungere ogni giorno attraverso molteplici strutture e metodologie di intervento fra i quali il Centro diurno che dal 1997 lavora per favorire il recupero delle abilità manuali e il reinserimento lavorativo degli ospiti . Il problema che si pone nel tentare di risolvere i disagi che gli ospiti della Cena  incontrano è nel passare dal "marciapiede" a ritmi di vita e di lavoro ormai dimenticati e a rapporti e relazioni cui non sono più abituati. Gli ospiti  lavorano nei laboratori del Centro  per alcune ore ogni giorno coadiuvati da personale professionale e da volontari che dedicano parte del loro tempo libero a costruire con loro oggetti che poi vengono venduti presso il negozio dell’associazione in via Bezzecca . Varie le forme di artigianato praticato, dal cartonage al decupage, dalla costruzione di oggetti  con pasta di sale modellata, alla produzione di candele e saponette profumate, dalla realizzazione di bomboniere a quella di tappeti intrecciati.

Gheroartè: animazione e formazione in area dismessa  

Gheroarté è un “laboratorio di espansione creativa” attivato dall’omonima associazione nel 1999 dopo i lavori di ristrutturazione dei locali e del capannone della stazione FS di Corsico che giacevano in stato di abbandono da anni. I lavori furono fatti grazie ad un corso di formazione professionale finanziato dalla Comunità Europea e promosso dal centro DLD (Donnalavorodonna). Nell'ex deposito merci sono stati creati dei laboratori artistici artigianali attrezzati per eseguire lavori di mosaico, cartapesta, decorazione, pittura, tessitura. Gli spazi sono stati pensati e concepiti in modo da risultare versatili e dinamici con il fine di ospitare  anche manifestazioni ed eventi di vario genere, da corsi di formazione, a esposizioni,  performances, concerti e spettacoli teatrali.
” Il nostro lavoro riguarda la creatività in ogni sua forma di espressione. La scelta di adibire questo spazio a tali attività si inserisce in un ampio e complicato discorso che interessa molti aspetti del nostro tempo. Innanzitutto una problematica ambientale: tutte o quasi le attività svolte nei laboratori si basano sul recupero di materiali oltre che di spazi.
Accanto al riciclo di materiali è importante il recupero non solo di alcune tecniche artigianali in via di estinzione ma anche e soprattutto il recupero di una creatività, di una manualità, di una concezione del lavoro che in un mercato sempre più soffocato da prodotti e idee confezionati in serie rischia di scomparire”.

Arté: lo spirito delle cose

Lo spazio Arté  raccoglie attività permanenti ed eventi periodici che hanno per obbiettivo principale quello di offrire strumenti di crescita personale e collettiva secondo una visione olistica (spirito, corpo e mente) e transculturale . Ad armonizzare e regolare le  varie iniziative é  Arteyoga , centro di cultura Rishi,  le altre  attività riguardano il teatro danza, la ginnastica dolce,  la danza, la capoeira,  il canto, la musica, l’arte e l’artigianato. Fra le mostre  e gli  eventi che si svolgono nello “spazio Arte” coordinati da Johnny Dell’Orto, il  Bazaar  degli  artigiani metropolitani è un evento annuale che si ripete dal 1998.

Donnalavorodonna: formazione  e promozione  delle giovani imprese artigiane

Donnalavorodonna è un centro di ricerca, documentazione, orientamento e fomazione professionale - con forte vocazione all’artigianato e alle arti applicate - nato nell’85 come associazione senza fini di lucro  per promuovere e valorizzare il lavoro delle donne e, dall’entrata in vigore delle pari opportunità, dei giovani di ambo i sessi. Donnalavorodonna offre  programmi di specializzazione professionale in settori di mercato a forte richiesta, progetta veri e propri incubatori di sviluppo professionale, laboratori, corsi di formazione – fra gli altri, mosaico, restauro, vetrate artistiche, decorazioni murali, riciclo artistico - azioni di consulenza e assistenza alla creazione d’impresa e al lavoro autonomo. Una forma didattica sperimentata da molti anni da DLD è quella della “scuola cantiere” dove la didattica viene applicata  al recupero di strutture dismesse o al miglioramento di strutture di proprietà degli enti pubblici destinate a funzioni  pubbliche o  non profit (vedi l’esperienza di Gheroarté) . Dentro il progetto di valorizzazione dell’artigianato artistico di DLD si colloca  “ART ART”, galleria virtuale  dove si possono visionare i lavori di molte giovani imprese di artisti-artigiani dalle diverse specializzazioni: vetrate artistiche, decori murali, affresco, tessitura, mosaico, riciclo artistico; il nucleo portante è costituito da operatori lombardi  ma  la rete si sta diramando in tutta Italia. Nello stesso sito alla sezione Infopoint è possibile avere informazioni utili ad avviare un'attività imprenditoriale.

La Fabbrica di Olinda : il diritto alla bellezza

La Fabbrica di Olinda è una cooperativa sociale che lavora insieme ai giovani che hanno problemi di salute mentale; ha sede nell’area dell’ex ospedale psichiatrico Pini a Milano. Dal 1999 sviluppa attività d’impresa sociale come il BarRistorante Jodok,  La Falegnameria,  Olinda Multimedia,  l’OstelloOlinda,  percorsi di inserimento lavorativo,  progetti in corso d’opera come l’Hotel e Abitare nel quartiere. I cooperanti di Olinda dicono di sé  “facciamo torte, mobili, salute, cultura, cocktail, errori, relazioni, feste, formazione, riunioni (tante), bilanci, calcio, contratti di lavoro a tempo indeterminato, laboratori, ristrutturazioni e non nascondiamo di avere paura che il cielo ci possa cadere sulla testa. …Pratichiamo il riuso di spazi abbandonati combinando la loro dimensione fisica e la loro dimensione sociale a cui corrisponde un approccio fertile per l’interdisciplinarietà” Il lavoro di Olinda è riuscito a trasformare  in poco tempo un luogo, ghetto per eccellenza, in uno spazio frequentato da migliaia di persone  che partecipano durante tutto l’anno  a concerti, incontri, dibattiti, laboratori contribuendo alla “riqualificazione urbana e alla  rigenerazione umana”. Le strategie d’impresa sociale condotte  valorizzano le differenze tra le persone, le mescolanze, risultano moltiplicatori di relazioni, di scambi ed esperienze. E’  un lavorio insistentemente rivolto a rompere le separazioni tra il mondo dell’assistenza e il mondo della produzione; a smantellare le mura, più o meno immateriali, dei ghetti, a valorizzare le singolarità individuali, le differenze, le capacità dei singoli; a moltiplicare gli spazi e le ragioni di scambio sociale. Al progetto Olinda hanno partecipato anche tanti artigiani, artisti e designers  per ribadire il diritto per tutti al bello e alla qualità. Ai molti cantieri in loco  la Falegnameria di Olinda  ha contribuito con la realizzazione di arredi e manufatti oltre a realizzare collezioni di oggetti  su commissione o per il mercato; fra gli altri la collezione progettatata con Massimo Morozzi, la linea di arredi per bar e ristoranti i  “Girabili” e  i  “Giocabili”, ausili-giocattolo per l’abilitazione e l’educazione dei bambini in collaborazione con “L’abilità”, associazione onlus a sostegno della disabilità della prima infanzia.  

 
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